Cashmere

di Valentina Durante

Stavolta è tornato con Sara.
«Puzza di treno», dico.
«Per forza: l’hai lasciato in treno» dice lei. Sara lavora alla Camera di Commercio di Treviso. È pendolare. Anch’io sono pendolare.
«Però adesso è qui».
«Buttalo, no? Hai buttato tutto il resto, butta anche questo. Lui se n’è andato».
«Non posso».
«La solita storia: perché non puoi?».
«Non lo so».
Prendo il cardigan e lo indosso: è minuscolo, fatico ad abbottonarlo sul seno.
«Senti come puzza», dico. «Che schifo, mi tocca proprio lavarlo».
Lo sfilo e lo lancio sul divano.
Me l’ha regalato un uomo, un uomo con cui ho vissuto per molto tempo. È grigio, di cashmere. Vero cashmere. Dev’essere costato un mucchio di soldi. Anch’io sono costata un mucchio di soldi, a quell’uomo. Quel cardigan è stato la prima cosa che mi ha regalato. «Non puoi conciarti sempre come una punkabbestia», aveva detto. «Prova questo, è cashmere: lo senti al tatto? È tutta un’altra cosa. Il cashmere non è lana, è… non te lo posso spiegare, lo capisci solo toccando». E poi: «Sai come lavarlo?». Avevo risposto di no. «Il cashmere lo devi lavare a mano, sempre», aveva detto. «Non sognarti di metterlo in lavatrice, capito? In lavatrice mai. Non strizzarlo: si rovina. Devi arrotolarlo dentro un asciugamano e lasciarlo lì, finché l’acqua non si è assorbita del tutto».
«Buttalo via», dice Sara.
«Forse», dico. «Forse continuando a lavarlo scomparirà da sé. Forse si scioglierà nell’acqua, poco per volta».
Ho buttato via tutto di quell’uomo, dopo che se n’è andato. I vestiti, è stato facile. Il resto, più difficile. Però alla fine ho buttato tutto, ho tenuto solo quel cardigan. Non riesco proprio a lasciarlo andare. Allora cerco di dimenticarmelo in giro – in ufficio, nei mezzi pubblici, al supermercato – sperando che non torni più. Ma lui ogni volta torna. E ogni volta bisogna lavarlo. Non come mi ha insegnato lui, però: lo metto in lavatrice, novanta gradi, ciclo del cotone, centrifuga a mille giri.
«Buttalo», dice Sara.
«Sì, dovrei farlo».

Un commento

  1. […] E invece sì. Ci sono riusciti Rob Walker e Joshua Glenn, con il loro esperimento Significant Objects. Cos’hanno fatto Rob e Joshua? Semplice: hanno messo all’asta, su Ebay, circa duecento oggetti per un valore medio reale di 1,25 dollari a testa (quindi un totale di circa 250 dollari). A ogni oggetto è stato abbinato un racconto, che aveva come protagonista o comprimario proprio quell’oggetto lì. L’incasso finale complessivo è stato di 8.000 dollari, con un guadagno di 7.750 dollari. Quei 7.750 dollari di differenza li hanno fatti le storie. (Un esperimento non uguale ma simile è quello lanciato da Vib-Spazio Vibrissae, un concept store inaugurato qualche mese fa a Verona: si tratta di un blog, Le storie dell’armadio, a cui tutti possono contribuire inviando la foto di un capo di abbigliamento e una brevissima storia che lo mette in scena. C’è pure un racconto mio, Cashmere.) […]

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...